Tre ore di privilegio

Cantare davanti a un pubblico di 1800 persone, in una grande sala da concerto, richiede uno stato d’animo adeguato. Per trovare la giusta concentrazione, prima di salire sul palco, chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il nostro respiro. La mente deve essere libera, così che possa dedicarsi
unicamente al Messiah di Händel, l’opera che ci apprestiamo ad eseguire. Il direttore, facendo delle pause tra una frase e l’altra, ci dice: “Ogni altro pensiero non ha importanza. Abbiamo il privilegio di poter pensare per tre ore solo a musica bellissima. È un grande privilegio.” Le sue parole, su di me, hanno avuto l’effetto opposto della calma. Ne sono rimasto turbato, l’idea di riconoscere il proprio privilegio e goderselo senza preoccuparsi mi ha fatto stare male e in tre ore io non ho trovato un senso al concerto. Il Messiah è veramente musica bellissima: l’impasto che si crea tra il clavicembalo e i violini a volte non sembra essere un prodotto degli uomini. Eppure, i ricavati della sua prima esecuzione, il 13 aprile 1742, vennero destinati a due ospedali e ai detenuti di un carcere, perché evidentemente a Händel non importava solo della musica. Cinque giorni fa, nella Striscia di Gaza, un neonato di due settimane è morto di freddo. Si chiamava Mohammed Khalil Abu al Khair ed è venuto al mondo per morire. Sono pesanti tre ore di privilegio, di fronte alla sua vita breve.

Per ricevere le novità della Salamandra iscriviti al Canale Telegram o al Canale Whatsapp.