Commemorazione

Settimana prossima cadrà il 100° anniversario dalla morte di Gabriel Fauré, avvenuta il 4 novembre. Il suo celebre Requiem, tra i più suonati sotto il giorno dei morti, avrà un motivo in più per essere in programma. Data l’occasione, però, voglio parlare di un’altra composizione di Fauré, meno conosciuta, ma anch’essa legata alla morte. Il suo titolo è Au Cimetière ed è la seconda delle Quatre Melodies op. 51 per voce e pianoforte, su versi di Jean Richepin. Il brano evoca, inizialmente, la serenità dei morti di un cimitero, che riposano sotto i fiori e un cielo radioso, felici “come gli uccelli dei campi”. A metà del canto, però, la musica si increspa e un crescendo – da un pp a un ff – accompagna la nuova sezione, che ritrae invece i morti in mare. Lontani dai loro paesi amati, rotolano tra le alghe nelle profondità dell’acqua, nudi e con gli occhi spalancati, a causa della morte violenta. All’ascolto di Au Cimetière, oggi, è difficile non pensare al Mediterraneo e alle migliaia di migranti che vi sono sepolti. Sotto questa luce il vero tema è la diseguaglianza e l’opera diventa, dopo due secoli, tragicamente attuale: c’è chi ha diritto a una lapide visibile a tutti, che riporta un nome e un’età, e chi rimane disperso e sconosciuto, nell’oblio; c’è chi muore nella propria casa, al fianco delle persone care, e chi invece, alla ricerca di una vita dignitosa, muore in mare.

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