Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato, lo scorso 2 marzo, che la Francia aumenterà il proprio arsenale nucleare. Se nel mondo regna la legge del più forte e il diritto internazionale soccombe, secondo Macron è ora di guardare in faccia alla realtà. Per essere liberi bisogna essere temuti, ha detto alla base navale militare dell’Ile Longue, e per essere temuti bisogna essere potenti. Alle sue spalle, oltre a una gigantesca bandiera francese, stava un sottomarino atomico di dimensioni sovrumane, capace di contenere, a sua detta, l’equivalente di tutte le bombe cadute in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Insieme ad altri vertici del paese, il presidente ha cantato La Marseillaise, in una sorta di rito blasfemo e inquietante, in cui il coro a cappella ha celebrato una mostruosità e la bellezza del canto corale veniva traviata. Due giorni dopo, il premier spagnolo Pedro Sánchez ha spiegato, in un discorso commovente, che “è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità”: spesso le grandi guerre scoppiano a causa di una catena di risposte fuori controllo, perché si pensa che il futuro sia scritto e la violenza inevitabile. Sánchez crede nella pace, nella mediazione politica, e alle accuse di ingenuità risponde che ingenuo è chi vede nelle bombe una soluzione. “La posizione del governo di Spagna”, ha ribadito, “si riassume in quattro parole: no a la guerra”.
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