Edvard Munch si accorse che i suoi dipinti entravano in risonanza, quando li metteva insieme. Tra di essi si creava una vibrazione e diventavano completamente diversi rispetto a prima. “Diventava una sinfonia”, scrisse nei suoi appunti. È così che nacque Il fregio della vita, una mutevole e complessa serie di immagini di cui si occupò a partire dal 1893, sviluppandola di continuo negli anni. Il fregio è un’analisi di varie esperienze fondamentali della vita umana, intuibili già dai titoli dei suoi elementi, quali ad esempio Il bacio, Angoscia, Madonna, Gelosia, La danza della vita, Sul letto di morte. Nell’immaginario collettivo Munch è un pittore depresso, ricordato solo per L’urlo, ma quando si supera questo limite superficiale si scopre un personaggio dalla profondità impressionante. La sua vita fu segnata sì da lutti, malattie, tormenti e alcolismo, ma nella sua produzione, oltre a questo, si trova anche molto altro: contadini al lavoro e nudisti al mare, i viaggi in Italia, il cavallo Rousseau e, ancora più eloquenti, diverse raffigurazioni del sole. Attraverso l’arte Munch cercò di spiegare a se stesso la vita e il suo senso, con l’intenzione di aiutare gli altri a comprendere la loro. La vita nella sua interezza, però, poteva restituirla solo un insieme di più dipinti – un fregio -, capace di inabissarsi nelle profondità quanto di librarsi nella luce, proprio come una sinfonia.
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