Il presepe

I pastori si mettono in cammino, guidati da una stella in cielo. Lungo la strada sono diversi i preparativi a cui assistono: un uomo tira su l’acqua dal pozzo, perché Egli laverà i mali; una vecchia fila la lana per tessere un panno, che asciugherà le lacrime di Colui che ora è nato, quando un giorno passerà momenti di pena; un altro uomo pesca al fiume, perché il Bambino donerà i pesci a tutte le genti. Nell’oratorio natalizio El pessebre, di Pau Casals, la nascita di Gesù è attesa da tutti. Ognuno ne favorisce la venuta a proprio modo, i “contadini di tutto il mondo” quanto i “re d’oriente”. Casals compose El pessebre nel 1960, su testo di Joan Alavedra, e per anni lo diresse in ogni occasione possibile, raccogliendo fondi a favore di pace e diritti umani. Oltre a essere uno dei violoncellisti più importanti del XX° secolo, infatti, Casals fu anche compositore, direttore d’orchestra e, per tutta la vita, uomo fortemente devoto alla pace. Nel ‘58 e nel ‘63, durante i discorsi che pronunciò alla sede delle Nazioni Unite, si rivolse ai suoi colleghi musicisti, chiedendo di porre la loro arte al servizio dell’umanità e di portare, grazie alla musica, maggiore comprensione e comunicazione tra le persone. El pessebre esprime pienamente la voce di Casals. La Natività non è altro che la pace in terra, a cui ciascuno di noi deve contribuire per come può, che si sia pastori, re o musicisti.

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