Miserere

Non esiste un altro luogo come il Lager di Birkenau, nel mondo. Più di un milione di persone vi furono uccise. È così vasto da sembrare senza fine, tanto grande da fare spavento. Mentre sono lì, tra i chilometri di filo spinato, ho in testa un brano che ho cantato pochi mesi fa, il Miserere in do minore di Johann Adolf Hasse. Il testo è un salmo penitenziale, che esprime l’appello a Dio per l’assoluzione dei peccati. Alle orecchie di oggi una simile preghiera suona ridicola, eppure è di valore, perché presuppone una disposizione alla salvezza. Ci si chiede come mai Dio, se esiste, abbia permesso Auschwitz. È però una domanda che pretende i miracoli: se Dio non ha mostrato pietà durante l’Olocausto è perché gli uomini non l’hanno fatto. Dio stesso morì in Lager, proprio come Gesù fu crocifisso. Lo scrivo pensando al Miserere di Georges Rouault, una serie di incisioni che si apre con il volto di Cristo morente, incarnazione di tutta l’umanità che soffre. Prima della misericordia divina viene quella umana, che va coltivata e praticata. Ma ciò non significa che la salvezza di Dio sia mancata. Dopotutto, davanti alla scritta “Arbeit macht frei”, ho visto due bambine correre ridendo, sotto una grande betulla. Lo stesso Rouault, nel suo ciclo, dopo Nel paese della sete e della paura incide Cantate il mattutino. Il giorno rinasce. Come ha scritto, le tragedie “non impediscono… di cantare”.

Per ricevere le novità della Salamandra iscriviti al Canale Telegram o al Canale Whatsapp.