O amici, non questi toni! / Ma intoniamone altri / più piacevoli e più gioiosi. Così ha scritto Beethoven nella Nona Sinfonia, all’inizio dell’Inno alla Gioia. “Non questi toni”, non le grida e i pianti, non spari ed esplosioni, non il frastuono della guerra. “Intoniamone altri”, suoniamo canti di gioia e d’amore, lodiamo la bellezza e la natura, brindiamo all’amicizia.
Questa è la posizione presa dall’Unione Europea, quando ha scelto l’Inno alla Gioia come proprio inno: ha deciso di non farsi guidare da disuguaglianza e ingiustizia, ma dalla Gioia e tutto quello che la Gioia rappresenta. “Questo inno esprime gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall’Europa”, recita la motivazione ufficiale. Io la trovo una decisione bellissima, se non fosse che purtroppo, nella realtà dei fatti, è di un’incoerenza atroce. L’Europa che spaccia l’Inno alla Gioia come proprio simbolo, oggi è la stessa che vende armi a Israele, che sorridente incontra Benjamin Netanyahu e gli stringe la mano, che di fronte ai suoi bombardamenti applaude e si congratula, che ogni giorno di più si fa complice del genocidio in Palestina. Quando ci penso, mi si rivolta lo stomaco.
L’Europa si è macchiata di colpa. La sua bandiera si è intrisa di sangue, quanto quella israeliana, e le stelle che tutte e due portavano non si vedono più. Erano le stelle descritte dall’Inno alla Gioia, le stelle che dovremmo guardare per dimenticare l’odio e la violenza, e che ormai sono scomparse.
Ma le stelle vere sono ancora sopra le nostre teste, tutto quello di cui parla l’Inno alla Gioia è rimasto tra noi, nonostante tutto, e in ogni momento possiamo tornare a rispettarlo, anche tramite la musica. Anziché rimanere in silenzio e nell’indifferenza, al posto di sostenere vergognosamente assassini e criminali, invece di lanciarsi al riarmo, l’Europa torni ad ascoltare il proprio inno, a partire da un suo verso, che ci dice da dove iniziare: aiuto, là dove piange l’innocenza.
Questo testo è stato letto a Padova il 30 giugno 2025 durante la manifestazione di “La musica contro il silenzio”, dopo aver suonato l’Inno alla Gioia di Ludwig van Beethoven.
Foto di Rita Fabbri.
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